Vuoi diventare Assistente Virtuale? Meglio di no…

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Assistente VirtualeQuella dell’Assistente Virtuale è una professione alla portata di tante persone ma non tutte sono adatte a svolgerla.

Ricevo spesso email dai lettori (la maggior parte donne) che mi chiedono come fare per diventare Assistente Virtuale e io, come prima cosa, rispondo che è necessario cambiare punto di vista, cioè bisogna avere una visione imprenditoriale delle cose, non più quella da dipendente, il che significa che l’investimento sul tuo lavoro e il tuo futuro dipenderanno solo ed esclusivamente da te. Tuttavia, recentemente, sono giunta alla conclusione che forse non è questo il primo consiglio da dare.
Per diventare AV conta il carattere e soprattutto la natura di questo carattere, cioè se è ottimista o pessimista. Sarebbe banale dire che la differenza è che i primi pensano sempre bene e i secondi sempre male, che i primi seguono la famosa regola del bicchiere sempre mezzo pieno e i secondi sempre quello mezzo vuoto, perché, a mio avviso, la questione è più…estesa.

Intraprendere una nuova professione, avviare una nuova attività è un passo talmente grande e importante che ci vuole molto di più che vedere un bicchiere mezzo pieno, ci vuole un pensiero totalmente positivo, soprattutto se la nuova professione non è conosciuta e il compito sarà quindi ancora più impegnativo.

Quando si fanno i primi passi per l’attività di AV una buona parte del lavoro è rivolta verso se stessi: io consiglio sempre di seguire il Corso per Assistenti Virtuali perché è un’ottima base di partenza, tuttavia non è un corso “all’acqua di rose”, perché si trattano argomenti che non si conoscono, che non si sono mai fatti, che spesso esulano dalla nostra formazione professionale, che ti sembra “arabo”, quindi avere una mentalità ottimista permette di superare queste prime difficoltà.

Un pensiero positivo produce nuove idee, nuove possibilità, nuove strade e ciò sarà estremamente utile al momento di cercare i primi clienti; un pensiero positivo ti spinge a non mollare mai, anche quando non trovi i clienti e ti viene da chiederti se hai fatto la cosa giusta o se “forse avrei fatto meglio a cercarmi un lavoro”; un pensiero positivo si “ricarica” immediatamente nell’istante in cui succede un qualcosa che invece di indica che sei sulla strada giusta e che quindi “no, non avrei fatto meglio a cercarmi un lavoro”.

Una mentalità pessimista sarebbe in grado di affrontare questi passi? Avere una visione sempre negativa delle cose, orientata verso la sfortuna, passiva nelle iniziative come può essere d’aiuto nell’affrontare le difficoltà che inevitabilmente sono presenti in un cambiamento?

OttimismoTu cosa sei? Ottimista o pessimista?

Susanna

Susanna

Assistente Virtuale at Active & Virtual
Dopo una pluriennale esperienza come Executive/Personal Assistant e un licenziamento ho deciso che era arrivato il momento dei grandi cambiamenti: sono diventata Assistente Virtuale, una professione che ho creato su misura per me.
Susanna

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